Drifting: la sbandata controllata

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Drifting: la sbandata controllata

Il termine inglese significa – letteralmente  – “andare alla deriva”. Tecnicamente, si tratta di una sbandata controllata o meglio, di una derapata. Ad alta velocità, il pilota provoca intenzionalmente il sovrasterzo (perdita di aderenza delle ruote posteriori) gestendo la traiettoria del veicolo attraverso l’uso combinato di sterzo, acceleratore e freno.

Se per la maggior parte degli automobilisti significa “pericolo”, per i professionisti del volante la derapata è un’espressione di vero talento automobilistico, utilizzata già da decenni in discipline come il rally e le gare di speedway.

Dalle montagne del Giappone alle piste di tutto il mondo

Il drifting come discipina di guida autonoma nasce il Giappone alla fine degli anni ’70 con Kunimitsu Takahashi, considerato il “padre del drifting”. Takahashi, ex pilota di moto e pilota di F1 nel 1977, è diventato famoso nelle gare di auto da turismo giapponesi proprio per il suo stile di guida peculiare.

La tecnica fu potenziata e perfezionata da Keiichi Tsuchiya, “The Drift King”; partito dalle competizioni clandestine sulle strade di montagna, portò la tecnica della derapata sui grandi circuiti del Japanese Touring Car Championship.
Il drifting ha superato i confini giapponesi nel 1996, debuttando al Willow Springs Raceway in California. Bisognerà però attendere il 2008 per il primo campionato mondiale, il Red Bull Drifting World Championship, a Long Beach, dove il neozelandese Rhys Millen si è laureato primo campione del mondo della storia. In Italia attualmente la gara più importante è il Campionato Italia Drifting, diviso in tre categorie: racing Pro, Racing Pro 2 e Street Open.
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Le gare
I tracciati da drifting sono più brevi dei circuiti tradizionali e caratterizzati da una successione serrata di curve. Qui, i brevi rettilinei permettono alle auto di guadagnare velocità per innescare la sbandata e affrontare le curve successive con il massimo angolo di derapata e una velocità costante.

Nelle competizioni di drifting puro il giudizio non si basa sul cronometro, ma su:

  • Angolo di sbandata: quanto l’auto riesce a stare “di traverso”
  • Traiettoria: la precisione nel seguire una linea ideale.
  • Stile e Velocità: l’aggressività e la fluidità della manovra.
E sulle strade pubbliche?

Il drifting sulle strade pubbliche è pericoloso e illegale, è una disciplina che deve essere praticata esclusivamente in pista. Tuttavia, impare a gestire l’auto in condizioni così estreme rende un guidatore più sicuro anche sulle strada di tutti i giorni! Il drifting in pista è l’allenamento perfetto per mantenere sangue freddo e controllo totale del veicolo in ogni condizione.

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